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Giada Forever

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Guarda il video   Giada Mahamantra e l’età della luce A Milano, tra i tram che cigolano come vecchi pensieri e le facciate liberty che sussurrano storie a chi sa ascoltare, camminava spesso una giovane donna dai capelli scuri e dagli occhi vasti come ricordi antichi. Si chiamava Giada Mahamantra, e aveva un dono raro: quello di cercare la bellezza dove altri voltano lo sguardo. Non era attratta dalle luci del presente o dalle mode fulminee. Lei cercava rughe. Le cercava nei volti segnati dal tempo, nei sorrisi tremanti ma vivi, nelle mani che tremavano ma avevano costruito tutto. Fotografava gli anziani come fossero reliquie di una civiltà perduta, ma ancora parlante. Ogni incontro era un piccolo tempio. Le piaceva ascoltare. Non interrompeva. Rideva piano. E lasciava sempre una carezza o una parola buona come lascito. Era la sua forma di preghiera, di consolazione reciproca. Forse, diceva a se stessa nei momenti di silenzio, era il modo che aveva scelto per non sentire...