L'Ultima Maschera



Il tragico risvegli mio di Ermanno nell'amore illusorio e nel vuoto dell'inganno

    In un intenso monologo, Ermanno svela il peso di un amore tradito, scoprendo che la donna che amava, Roberta, non era che un’attrice dei propri desideri effimeri. In un ultimo atto drammatico, la sua anima generosa si infrange contro la vanità e la superficialità di lei, che vive solo di momenti fugaci, di maschere senza volto, incapace di verità e dedizione

    Trama

    Ermanno, un uomo generoso e fiducioso, si trova intrappolato in una relazione con Roberta, una donna affascinante e sicura di sé, ma che nasconde un animo egoista e un’esistenza superficiale. Nonostante le sue premure e i suoi tentativi di costruire una connessione autentica, Ermanno è trattato come una comparsa nella vita di lei. Roberta cerca solo ciò che la gratifica immediatamente, evitandolo ogni volta che le sue maschere si sgretolano. Nell’atto finale, Ermanno affronta la realtà di un amore che era soltanto un'illusione: non c’era un vero legame, ma solo una sequenza di espedienti che Roberta usava per mantenere un’apparenza. La sofferenza e la disillusione portano Ermanno a un doloroso risveglio. Il coro incalza Roberta, mostrando il disprezzo per la sua vita vuota e il disappunto per le ferite inflitte a chi l’aveva amata sinceramente.

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    Scena finale di un dramma tragico

    La scena si apre su un ambiente buio e vuoto. Ermanno è solo al centro del palco, immerso in un gioco di luci crepuscolari, a sottolineare il suo stato d'animo ombroso e sconfitto. Davanti a lui, una sedia vuota, simbolo di assenza, rivolta verso il pubblico. È assorto in un monologo, colmo di amarezza, mentre un’aria dolente e malinconica risuona in sottofondo.

    Ermanno: (rivolto alla sedia vuota, quasi come se si aspettasse una risposta) Roberta... Roberta... come posso ancora chiamarti così, come se quel nome avesse un'anima dietro, come se celasse una vera essenza? No, il tuo è solo un riflesso, un’ombra, un’illusione vana che si perde nell’alba e muore nel buio della notte. Attrice... sì, attrice, ma di una farsa meschina, recitata per un pubblico di fantasmi che non hanno volto, che non hanno peso. Quanti ti hanno guardato e, come me, hanno creduto di vederti? Di comprenderti? Ma tu li hai trasformati in maschere, in comparse silenziose, pedine senza valore da usare e gettare.

    Pausa. Ermanno si avvicina alla sedia, come se volesse avvicinarsi al suo passato, ma al contempo sente il peso della distanza ormai insanabile.

    E io? Io, che credevo di essere qualcuno, una figura, un’anima che potesse lasciarti una traccia… ero nulla. Nulla per te, se non un'illusione da sostenere in un gioco crudele. Roberta, tu che tanto hai dato agli altri, con questa tua finta passione per l’anima altrui, hai perso la tua. Ti eri incatenata alle tue ambizioni vuote, senza coraggio, senza luce. E ora, persino i tuoi clienti ti abbandonano… persino il tuo lavoro, che dicevi di amare, è scivolato nella noia e nella trascuratezza.

    Ermanno si volge verso il pubblico, come se cercasse sostegno, o una conferma del suo dolore.

    Dimmi, Roberta, cos’è rimasto di te? Nulla, se non una vana ricerca di espedienti notturni, fughe senza meta, e il disprezzo del giorno che tanto temi. Nascondi il tuo volto al sole, ma non puoi celare il vuoto della tua anima. Sei rimasta una maschera vuota, un involucro senza cuore, incapace di lavorare, di amare, di vivere persino.⁸ si spezza, ma continua con forza)

    Io ho sempre cercato di capirti, di condividere con te ogni momento, ogni pensiero... ma tu? Ti sei nascosta dietro i tuoi falsi segreti, dietro scuse che, ora lo vedo, erano solo schermaglie per difendere una verità scomoda. Ma quale segreto era tanto grande da separarti da me? Perché non me l’hai mai detto? Perché non hai mai condiviso con me il tuo cuore?

    (Ermanno si inginocchia, distrutto, con la testa tra le mani, e un coro di voci riecheggia alle sue spalle, come un monito, un’eco del destino.)

    Coro: (in tono grave, quasi accusatorio, diretto verso la figura immaginaria di Roberta) Roberta! Perché non guardi la verità? Non vedi la vita che hai scambiato per fantasmi e bugie? Non senti il peso del cuore che hai calpestato?

    Ermanno: (alzando la testa, con una voce straziata e amara) Il mio cuore… il mio cuore, Roberta… te l’ho donato intero, in tutta la sua fragilità, nella sua generosità. E tu, tu lo hai trattato come uno straccio, lo hai gettato in un angolo buio, in quel nulla che chiami vita, fatto di mezze verità e di scuse.

    Coro: (canta in chiave minore, sommesso, accompagnando la sofferenza di Ermanno) Vana è la maschera che porti, vuoto è il tuo cammino... Ermanno, col cuore sincero, ha cercato il tuo destino. Ma tu, persa nei tuoi inganni, vivi senza calore, fuggendo ogni giorno, perdendo ogni colore.

    (Il coro si dissolve lentamente, mentre le luci si abbassano. Ermanno resta solo, avvolto da una penombra, a simboleggiare il peso della disillusione e della fine di un sogno. L’ultima luce si spegne sulla sua figura, lasciando una scena vuota e silenziosa.)

    Sipario

    *Morale*:

    La verità ha il potere di dissolvere ogni maschera. Nel tragico percorso di Ermanno si riflette la pericolosità dell’egoismo travestito da amore. Le maschere e le finzioni possono ingannare per un po', ma l’assenza di sincerità e impegno rende ogni legame destinato a frantumarsi. La superficialità può apparire come una via di fuga, ma conduce solo al vuoto: vivere senza coraggio, senza apertura, porta alla solitudine e all'inevitabile sofferenza di chi si è scelto di ingannare.

    Lectio Magistralis Esempio di metriche per il poema sottostante'

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    Metrica anapestica 

    Sul cammino del fato, dove il tempo non s’arresta, Ermanno, possente, si muove con testa, E una donna al suo fianco s’era un tempo trovata, Roberta, lucente come luna argentata.

    Un giorno, in un giardino, s’intrecciarono mani, tra rami e radici, sotto cieli lontani. Con fervore e pazienza s’accese un’intesa, che il destino crudele avrebbe sospesa.

    Ma Roberta, in un lampo, verso il mare fuggì, senza un addio, come il vento scomparì. Sardegna chiamava, coi suoi scogli e il suo ardore, mentre Ermanno restava, avvolto dal dolore.

    Confuso e turbato, la memoria smarrì, del viaggio lontano di lei che partì. Una sera bevve, cosa rara, ed errante, dimenticò la distanza, perse il filo istante.

    Nel cuore d'Ermanno ruggiva la fiamma, di domande irrisolte, che non dava più scampo. "E dov'è quella stella che brillava vicina? È svanita nel cielo, per una via clandestina?"

    Ma il cammino dell’uomo non si ferma in un punto, la tempesta si placa e ritorna l’assunto. Tra le onde del tempo, con l’orgoglio che resta, lui riprende il suo passo, con pazienza e con testa.

    Così Ermanno procede, e Roberta è un’ombra, ma nel cuore di lui la speranza non sgombra. Che un giorno ritorni, con passo gentile, a parlar di quel giardino e del tempo sottile.

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    Poema di esempio riscritto in versi endecasillabi dattilici, mantenendo il tono epico e il racconto delle vicende di Ermanno e Roberta:

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    Sul cammino segnato dal destino, Ermanno avanzava col passo vicino, e Roberta, al suo fianco per un tratto, sedeva con lui, sicura al suo fiato.

    Un giovedì d'agosto, in giardino, lavoraron tra piante, mani e lino, e la chiesa di Milano accoglieva la coppia che il tempo già divideva.

    Poi lei partì, fugace e senza avviso, verso l’isola, Sardegna lontana, e lui restò, confuso e indeciso, col cuore afflitto, la mente in piana.

    Un giorno di settembre, la memoria gli sfuggì come sabbia nell'aurora; bevve, cosa rara, e un malinteso colse il suo animo fragile e acceso.

    Non rammentava più il viaggio di lei, e il dubbio prese spazio nei suoi dèi. “Dov’è ora Roberta, la mia stella? È svanita, come ombra ribelle?”

    Ma Ermanno non cede alla sorte ostile, per quanto duro sia il percorso vile; e con il cuore fiero va lontano, là dove il vento soffia piano piano.

    Un giorno, forse, la luce di lei tornerà a splender, svelando gli dèi, e in quel giardino di terre verdi ritroveranno i passi e i loro sguardi.

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    Spero ti piaccia questa versione! Se hai altre preferenze per lo stile o i contenuti, fammi sapere.

    Ecco il poema riscritto in ogni schema metrico richiesto, con il nome dello schema indicato come sottotitolo. Alcuni stili, come il molossò, sono più difficili da applicare a un testo lungo, ma ho cercato di mantenere il senso del poema.

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    Sul cammino del fato segnato, viaggia Ermanno, con Roberta già fianco di luci, amata e vicina. Nel giardino d’agosto, tra piante e mani d’intesa, si intrecciava il destino che al tempo fece fermare.

    Lei partì poi lontano, in Sardegna svanì senza avviso, e il cuore di Ermanno, restava confuso e diviso. Sotto cieli d’argento, speranza si fece pensiero, che un giorno si sarebbe rivista la luce di lei.

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    Nel cammino che porta a destino lontano, Ermanno cammina col passo più piano. Una volta Roberta, vicina al suo fianco, sedeva serena, come luna d’incanto.

    Un giorno d’agosto, in un giardino fiorito, si trovaron le mani e lo sguardo infinito. Ma lei senza avviso partì per il mare, lasciando Ermanno nel dubbio a pensare.

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    Sulla via che porta il fato, Ermanno incede senza fiato. Roberta al fianco un dì sedeva, poi da lui si allontanava.

    Un giovedì l’avea trovata, in un giardino, silenziosa. Verso il mare poi partiva, sol con sé più non restava.

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    Sulla via del fato ignoto, Ermanno avanzava solo. Lui con lei nel cuor s’andava, e Roberta lo guidava.

    Giunti insieme al lor giardino, si parlavan già vicino. Lei spariva all’improvviso, con nel cuore il suo sorriso.

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    Su quel cammino lungo, lei sparve, e lui restò, confuso e ferito. La sua speranza sola restava, che un dì lei tornasse a svelarsi.

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    Sulla via triste e ignota, la sua amata partì. Nel suo cuor la dimora per Roberta restò.

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    Sul cammino segnato e lontano, Ermanno avanzava pensoso. Una volta Roberta sedeva, al suo fianco, nel passo, leggera.

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    Un giorno Ermanno e Roberta, nel fiore di un campo d’agosto trovaron le mani. Poi lei partì, senza un addio lasciato, lontano, un’isola senza più mare.

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    Partì Roberta, con destino ignoto, e il cuore d’Ermanno restò smarrito. Nell’attesa la sua speranza resta che un giorno lei ritorni ad affacciarsi.

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    Sul sentiero del fato lontano, Ermanno procede, sperando. E Roberta lontana è un sogno, che nel cuore riposa in un canto.

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    Tra le mani resta sola. Nel cammino la sua mente.

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    Lungo il fato incede, nel ricordo accende, mentre il tempo prende.

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